Sarà pure che “L’arte non è cosa nostra” così come ammonisce il Padiglione Italia di Vittorio Sgarbi alla Biennale di Venezia, facendo riferimento alla mancanza di spazi adeguati, concessi in Italia agli artisti contemporanei. Contemporanei dico, perché tutto sommato, quel leggendario 70% del patrimonio artistico mondiale, che gli italiani credono sul serio ci sia attribuito, conserva un indiscusso spazio morale. Morale. Pompei insegna. Ma, quest’anno la Biennale di Venezia è cosa nazionale e, l’arte contemporanea, almeno per una volta, vuol essere “cosa” di Pescara.
Ed allora il 25 giugno si è svolta a Pescara una sfortunata inaugurazione targata Biennale, affidata nelle sapienti mani di Giordano Bruno Guerri. La “sfortuna” ha voluto che, a causa di problemi tecnici, le chiacchiere seguissero ampiamente la visione della mostra. Questo ha rotto un po’ la suspense tipica dei grandi eventi, ma ha portato, come dire, dritti al sodo.
L’ingresso folgorante nella sala Michetti dell’Ex Aurum è affidato al coloratissimo abito talare di Franco Summa: Pastor Angelicus – magnus ab integro saeclo rum nascitur ordo ( nasce di nuovo il grande ordine dei secoli).

Antonella Cinelli - Uomo contro uomo

La chiusura a “L’attacco del predatore notturno” di Sandro Visca, ed al suo universo iconico. Fra di loro, maestri indiscussi, la cui luce è un’eco dal passato. Un’illuminazione, appunto, un Tintoretto veneziano in una prospettiva territoriale. E molteplici pannelli di vecchi/nuovi “lumi”. Ed allora, questa promessa allettante di nazionalizzazione e perché no? Internazionalizzazione dell’arte abruzzese, quest’alito di apertura s’è rivelato ancora una volta aria ristagnante. Sarà forse a causa di quei sermoni sull’orgoglio di un patrocinio, sarà perché per quanto straordinari, i maestri sono ogni volta necessari a tenere in piedi un evento, sarà perché i malfunzionamenti profumano sempre di “casa”. Sarà forse che, i drammi come il terremoto, non per forza sono idonei a conciliare un’ottica locale con una più ampia e, non di rado, si finisce per trasformare un ricordo doloroso in un brand di pretesa, profonda, universalità. E se davvero qualcuno pensava di aprire al mondo le porte dell’Abruzzo, attraverso l’Aurum, forse si sarà accorto che le mete più ambite sono quelle che si raggiungono con scarpe basse e colli imperlati solo da due gocce di sudore.

Angelo Colangelo - Apoxyomenos

Ma inspiegabilmente, nonostante i propositi fossero di diversa natura, le realtà locali si dimostrano le sedi migliori per incarnare le tendenze di questa Biennale 2011: Conservatrici, come la Curiger e riluttanti, come declama il Padiglione di Vittorio Sgarbi.

Roberta D’Intinosante

dal 25-06-2011 al 27-11-2011
c/o Ex Aurum – via D’Avalos (angolo via Luisa D’Annunzio) – Pescara
PADIGLIONE ITALIA/ ABRUZZO
Iniziativa promossa da PADIGLIONE ITALIA alla 54. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia per il 150° dell’Unità d’Italia a cura di Vittorio Sgarbi

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