Lilith non è un nome d’arte. Sarebbe stato troppo semplice, banale, pour epateur le bourgeois. Il problema è che, oggi come oggi,è abbastanza difficile scioccare il buon borghese. Lilith è semplicemente un nome, scelto con amore materno da una madre femminista.

Lilith Primavera è un gioco di scatole cinesi. I suoi personaggi si racchiudono l’un l’altro, un po’ matrioske, un po’ attrezzi da ferramenta nel loro alloggiamento. Servono a qualcosa, hanno una loro funzione. Vediamoli uno per uno: Nora Strabocchi è il viso di una bambola porno, con una grande ed allusiva bocca che, nel gioco del contenimento, ne ospita un’altra dentro di se. Fidarsi di un simile eventuale bacio? O forse, come in Alien, la bocca nella bocca è strumento che dilania e recide? Meglio non sfidare il destino: l’orfizio, per quanto allusivo, potrebbe rivelarsi poco ospitale.

 

Naso Rosso ha un corpo bellissimo, tonico, invitante, sormontato da una testa da clown. Può un clown essere erotico? Alcuni ne hanno paura: in gergo tecnico si chiama coulrofobia e deriva, pare, da traumi subiti durante l’infanzia. Anche qui il richiamo dotto è d’obbligo e si tratta di IT di Stephen King. Non tutto quel che fa ridere fa bene alla salute.

Naso Rosso - Foto di Paolo Penelope Crusco - fonte: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151435202453019&set=t.607883671&type=3&theater
Naso Rosso – Foto di Paolo Penelope Crusco – fonte: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151435202453019&set=t.607883671&type=3&theater

Ultima presenza di questa galleria figurale è Santa Muerte, in cui la maschera scheletrica della cupa mietitrice  nasconde e valorizza insieme ciglia foltissime, a tratti magiche ed ipnotiche. Lilith Primavera ha tratti spartachisti, non secondo il modello novecentesco ma derivanti da quello più antico e non marxista della semplice liberazione degli schiavi. Deceduto il proletariato come ente propulsivo della storia, la performer romana mette in scena gli ultimi livelli sociali della civiltà post moderna. Bambole seriali ad uso sessuale, private quindi della loro innocenza e condannate all’assistenza passiva di una produttività eiaculatoria senza fine. Pagliacci disoccupati perché i circhi non hanno diritto di cittadinanza laddove la televisione basta ed avanza a soddisfare ogni desiderio. La Santa Muerte, divinità sottoproletaria, protettrice del popolo minuto messicano e dei narcos, il cui culto è fortemente osteggiato sia dalla chiesa che dallo stato; divinità degli ultimi, dei marginali, dei fuggitivi, di chi passa la vita, per un motivo o per un altro, a nascondersi.

Santa Muerte - foto di: Francesca Blasi - fonte: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151334293805771&set=p.10151334293805771&type=1&theater
Santa Muerte – foto di: Francesca Blasi – fonte: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151334293805771&set=p.10151334293805771&type=1&theater

Lilith Primavera, nel suo gioco di scatole cinesi, mette al centro del discorso lo scarto del nostro bellissimo e catarifrangente mondo. Di questo gliene siamo grati.

Ma cosa ci dice di preciso Lilith Primavera? Nel suo sito web ufficiale (www.lilithprimavera.org) è scritto: “Lo zen dice:  ciò che sorge nella profondità del tuo essere non può essere detto, ma può essere mostrato. Si possono creare situazioni in cui si può alludere. Allora io alludo”. Teoricamente si tratta di una posizione debole. L’allusione è in genere il prodotto di una inconsistenza dell’analisi; l’evidenza dell’oggetto è nulla senza forti strumenti interpretativi. Ma quel che è vero per la teoria potrebbe non essere vero per la prassi. Il discorso di Lilith Primavera è, infatti, eminentemente politico; la sua allusione, anche se non ha note a piè di pagina, demolisce gli oggetti del suo sacro furore. Le sue azioni artistiche, che avvengono sovente nel margine dell’arte rappresentato dai locali del circuito LGBT, sono un potente strumento di disvelamento.

Lilith è, in genere, impropriamente nuda. Meglio sarebbe dire che è senza o con pochi vestiti. La nudità presuppone, nel suo modello classico che mutuiamo da I fratelli Karamazov di Dostoevskij, vulnerabilità, differenza sociale intesa nel senso della minorità. La nudità imbarazza chi è senza vestiti. Lilith, invece, fa imbarazzare il suo pubblico, sfoggiando il nudo come se fosse un abito. In realtà, per quanto il suo corpo sia effettivamente, incontestabilmente appetibile, non vi è la creazione o la costruzione di un desiderio carnale, né si mima la pornografia. Chi guarda Lilith Primavera ed è “puro di cuore”, guarda attraverso la carne, attratto da quell’entità spirituale che sia agita al suo interno. Chi non è puro di cuore è costretto ad abbassare lo sguardo.

Non mi sorprenderebbe se la casa dell’artista fosse condita da ninnoli e servizi da thè. Non mi sorprenderebbe che la sua intimità fosse fatta da caldi pigiami. La nudità, nelle mani di Lilith, è un’arma affilata: notoriamente, quando il guerriero riposa, le armi sono rinserrate nel fodero.

Mario Michele Pascale

Annunci