L’arte ha anche una valenza “politica”. Isotta Bellomunno, artista che si divide tra Napoli e Milano, il 9 novembre presenta, nell’ambito del progetto “Geografie Spaziali” a cura di Paola Ricciardi ed Enrico Borriello, ospitato dal PAN, il palazzo delle arti di Napoli, il video “Non retribuito”. Il cortometraggio è la storia del lavoro sommerso e mortificante, che non nobilita l’uomo ma che lo vede come ingranaggio marginale e di infimo valore, all’interno del sistema delle merci. “Non retribuito” presenterà storie e situazioni di lavoro giovanile, viste con l’occhio disincantato, critico, “scostumato”, di Isotta Bellomunno, maestra di provocazioni e situazioni paradossali che portano il fruitore dell’arte ad interrogarsi, a partire dall’opera, sulla propria esistenza calata nel fluire biologico e sociale delle cose.

“Non retribuito” narra storie di lavoro estremo, che paiono inventate ma, tragicamente, non lo sono. Perchè questa tua scelta di sconfinare, chiaramente con i mezzi e la sensibilità dell’artista, nella denuncia sociale?

Credo che il compito dell’arte al giorno d’oggi sia proprio quello di denunciare. Si limita a fare questo, denunciare provocando. La scelta di affrontare questo tema è avvenuta per caso, scoprendo, via internet ma anche tramite amici e conoscenti, la drammatica situazione di un precario che passa giornate lavorative da 12 ore con una retribuzione molto spesso misera. Vergognoso, sopratutto considerando che spesso e volentieri ad offrire stage sotto pagati sono aziende di fama mondiale.

Isotta Bellomunno, Non retribuito. Immagine dal video.
Isotta Bellomunno, Non retribuito. Immagine dal video.

Le immagini promozionali del tuo video mostrano te che indossi i panni del precario: da intellettuale di sinistra con tanto di barbetta, a donna delle pulizie, a immigrata extracomunitaria con pettinatura anni ’70, passando garbatamente dal maschile al femminile. C’è una chiara immedesimazione. Eppure, un tempo, il precariato era una condizione nobilitante dell’aspirante maestro e la gavetta non retribuita era come le stigmate per un cristiano: segno di distinzione. Cosa è cambiato nella percezione dei giovani artisti?

Una volta la cosiddetta “gavetta” era una sorta di biglietto da visita. Un bagaglio da portarti dietro che rappresentava la tua preparazione in un determinato settore. Una volta, esisteva la selezione per meritocrazia. Tutto questo adesso non esiste, le aziende che investono sul singolo individuo per farlo crescere sono pochissime. E’ molto più facile cambiare stagista ogni 3 mesi per avere manodopera a costo zero. Penso che la figura dell artista che di solito tende ad essere un po’ estraneo al mondo comune del lavoro, attualmente ne è anche essa vittima. Sono moltissimi gli artisti della mia generazione che, per vivere, fanno un doppio lavoro, ed inevitabilmente scendono anche loro a compromessi con questo sistema.

Isotta Bellomunno, Non retribuito. Immagine dal video.
Isotta Bellomunno, Non retribuito. Immagine dal video.

Mi incuriosisce la tua interpretazione del concetto di lavoro. Appare, visto da lontano, privo di quelle caratteristiche sacrali, nobilitanti o fondanti che una certa vulgata gli attribuisce. Mi pare di capire che tu, a questa categoria, accosti la saggezza popolare della tua terra (che è anche la mia), dove si dice che “se il lavoro era una cosa buona, lo avrebbero fatto i preti”. Cos’è il lavoro per Isotta Bellomunno?

In questo sono molto sognatrice: credo che la mattina ci si dovrebbe svegliare felici di andare a lavoro. Ovviamente non è così, perchè, con alti e bassi nonostante riesca ad impegnare le mie giornate facendo arte, io stessa vivo di stenti.

L’articolo 1 della costituzione dice: l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Io mi sono sempre chiesto sul lavoro di chi? Dell’operaio, dell’imprenditore, dell’impiegato? Nessuno è mai stato chiaro su questo. Tu cosa ne pensi?

Strano che tu mi ponga questa domanda. I calcoli statistici più importanti rilevano che almeno il 30% degli italiani non ha un lavoro. Poi bisogna aggiungere tutte le persone non dichiarate, e gli extracomunitari: ergo, arriviamo quasi al 50% di popolazione inoccupata. Credo che l’articolo 1 debba essere cambiato in: L’Italia è una Repubblica fondata sul non lavoro.

Isotta Bellomunno, Non retribuito. Immagine dal video.
Isotta Bellomunno, Non retribuito. Immagine dal video.

Tre buoni motivi per godersi “Non retribuito”.

Ironia, angoscia riflessione. “Non retribuito” dura circa 7 minuti e all’apparenza è un video ironico. Quando noti che la stessa persona interpreta una serie di personaggi differenti lo trovi divertente. Gli annunci di lavoro che propongo nel video son tutti veri e presi da siti di offerta/cerco di lavoro; quindi, mentre si ascoltano le paradossali proposte lavorative che propongo, l’aspetto divertente si trasforma in angoscia. A termine del video, una serie di numeri e statistiche danno il colpo di grazia, portandoti alla riflessione.

Diamo appuntamento al pubblico per il 9 novembre al PAN, alle ore 17.30. Isotta Bellomunno è una delle migliori espressioni della giovane arte italiana. Ha grinta, determinazione ed uno sguardo non convenzionale sulle cose di questo mondo. Le auguriamo un sonoro in bocca al lupo.

Mario Michele Pascale

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