L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici presenta dal 12 febbraio all’11 maggio 2014 la prima e importante retrospettiva dedicata in Italia al grande pittore Simon Hantaï, curata da Éric de Chassey.
La mostra, organizzata a cinque anni dalla morte dell’artista, è ideata e realizzata in collaborazione con il Centre Pompidou a partire dall’esposizione presentata al museo parigino dal 22 maggio al 2 settembre 2013 e curata da Dominique Fourcade, Isabelle Monod Fontaine e Alfred Pacquement, ex-direttore del Musée national d’art moderne – Centre de Création Industrielle.

Ora è Villa Medici che consentirà al pubblico di conoscere e approfondire l’opera di questo protagonista dell’astrattismo del secondo Novecento, che, dopo un anno di soggiorno in Italia, scelse Parigi come sua seconda patria.

Spiega Éric de Chassey: “La visita della prima retrospettiva postuma di Simon Hantaï mi ha convinto della necessità di offrirne un prolungamento romano. […] Questa necessità deriva innanzitutto dal fatto che pochi artisti hanno portato a tal punto l’esigenza di praticare la pittura come esercizio del pensiero. Poi perché mostrare in Italia il lavoro di Hantaï vuol dire riportarlo in uno dei luoghi che hanno contribuito alla sua nascita; qui, infatti, Hantaï soggiornò a lungo nel 1948 arrivando dal suo paese d’origine, l’Ungheria, e prima di giungere a quello che sarebbe diventato il suo paese di destinazione, la Francia. […] Desideriamo rendere percepibile la maniera in cui Hantaï, per continuare la pittura, sia stato costretto nel contempo ad aprirla a ciò che essa non era (in particolare alla scrittura, alla fotografia e alla filosofia) e a umiliarla, a ridurla cioè alle sue componenti più bassamente materiali – per farne paradossalmente sorgere un splendore prodigioso.”

Quaranta saranno le opere, di diversi formati e realizzate tra il 1958 e il 2004, che verranno esposte nelle Grandes Galeries di Villa Medici.

Avvicinare oggi il lavoro di Hantaï esige il confronto con la tensione che lo spingerà a quell’idea d’isolamento che fece propria, all’indomani della partecipazione alla Biennale di Venezia del 1982 in rappresentanza della Francia, con un’attitudine in contrasto con l’universo delle apparenze e della “visibilità” oggi così diffuso. La vocazione di Hantaï è quella di riappropriarsi della ricerca assoluta come finalità e missione dell’artista, fino a divenire il carattere distintivo dell’ultimo periodo della sua vita e del suo lavoro. Periodo che vede opere, spesso ancora inedite, nascere dal dialogo dell’artista con alcuni dei più grandi filosofi e scrittori del suo tempo, come Jacques Derrida, Jean-Luc Nancy, Hélène Cixous e Dominique Fourcade.

La mostra allestita a Villa Medici permette al pubblico italiano e internazionale di conoscere la pittura di sperimentazione di Hantaï, il suo rifiuto della celebrazione, le sue profonde motivazioni intellettuali e gli echi della lezione surrealista. E ancora il rapporto con la materia che si evolve fino a divenire esperimento continuo, manipolazione, tecnica originale – di volta in volta percorrendo il collage, il ricalco, il pliage, che affascinò Gilles Deleuze, il decoupage, l’esperienza materica. La mostra presenta anche diverse opere del periodo “scritturale” di Hantaï, basate su disciplinate esperienze calligrafiche elevate a palinsesto esistenziale e a canone estetico, a misura di sottomissione all’assoluto e nel contempo a silenziosa provocazione.

Una retrospettiva ulteriormente valorizzata dalla presentazione della grande Mariale conservata presso i Musei Vaticani, che non venne esposta al Centre Pompidou, e di parte degli episodi trattati della serie delle Mariales, elaborati da Hantaï tra il 1960 e il 1962.

La mostra si articola in due sezioni, collegate tra loro da dipinti di piccolo formato che risalgono a un periodo intermedio. Nella prima parte, insieme a grandi opere come Peinture (Écriture rose) e À Galla Placidia (1958-1959), sono esposti lavori a piccole pennellate e tratti e dipinti realizzati con la tecnica del pliage, come le prime Mariales: la risposta di Hantaï al lavoro di Matisse e Pollock.

Nella seconda parte dell’esposizione viene mostrata la serie delle Tabulas, realizzate da Hantaï tra il 1974 e il 1982, ovvero prima delle Laissées (1981-1994), periodo in cui l’artista, dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia del 1982, decise di ritirarsi dal mondo dell’arte opponendo una sfida radicale nei lavori degli ultimi anni, ritagliandoli o perfino umiliandone la pittura.

Il percorso espositivo si conclude con le opere della serie Pliages à usage domestique, molte delle quali mai mostrate al pubblico, in cui l’artista rivista alcune delle sue intuizioni giovanili, specialmente dei primi anni ’50, svelando il legame sotteso con la ricerca di Marcel Duchamp.

Simon Hantaï nasce in Ungheria nel 1922 e muore a Parigi nel 2008. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Budapest. Dopo aver soggiornato in Italia un anno, nel 1948 si trasferisce in Francia, dove incontra André Breton, il quale, nel 1953, organizza la sua prima mostra. Hantaï, inizialmente vicino al movimento del Surrealismo, viene considerato da Breton il nuovo grande pittore del movimento, dal quale si allontana negli anni ’50 per sviluppare un lavoro astratto e singolare. Simon Hantaï è conosciuto per essere il creatore della tecnica, iniziata nel 1960, del pliage comme méthode. Ha rappresentato la Francia alla Biennale di Venezia del 1982. Il Centre Pompidou di Parigi ha dedicato all’artista due retrospettive, nel 1976 e nel 2013, e ospita un’importante collezione dei suoi lavori, presenti anche al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris.

Accademia di Francia – Villa Medici
viale Trinita’ dei Monti, 1 Roma
Orari d’apertura della mostra:
martedì – domenica (chiuso il lunedì) 10.45-13.00 e 14.00-19.00 (la biglietteria chiude alle ore 18.30)
Biglietto d’entrata a Villa Medici
Inclusa la visita guidata dei giardini 9€ (intero) – 7€ (ridotto) i mercoledì visita all’appartamento del Cardinale 11€ (intero) – 9€ (ridotto)
Solo per la mostra 6€ (intero), 4,50€ (ridotto), 3€ meno di 25 anni

Annunci